B. Enrico Rebuschini

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Conferire gli onori della beatificazione ad un religioso ospedaliero, colpito a varie riprese da esaurimento nervoso, è un atto che, di primo acchito, può stupire. Tuttavia, proclamando Beato Padre Enrico Rebuschini, il 4 maggio 1997, Papa Giovanni Paolo II ha confortato molti uomini e molte donne della nostra epoca, tutti quelli cioè che sono confrontati a prove similari, o personalmente o nel loro ambiente. Enrico è nato nell‘Italia del Nord, a Gravedona, sulla riva nord-ovest del lago di Como, il 28 aprile 1860. Suo padre, Domenico, intendente di finanza, prima di esser promosso ispettore capo fiscale della provincia di Como, non è favorevole alla religione: accompagna la moglie fino all‘entrata della chiesa, ma rimane all‘esterno. Sua madre, Sofia, cristiana esemplare, è nativa di Livorno, in Toscana. La coppia ebbe cinque figli. Enrico è il secondo. Alla fine degli studi medi superiori, Enrico, che non può seguire la propria propensione per la vita religiosa, a causa dell‘opposizione del padre, si iscrive alla Facoltà di matematica di Pavia. Ragazzo calmo e beneducato, non rimane che un anno all‘Università, il cui ambiente anticlericale suscita in lui amarezza e disgusto.

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